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Verso Atene, Addestramento per Aioros.
view post Posted on 3/12/2008, 23:13Quote
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 5/1/2010, 18:02


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Allora, niente di particolare, tanto sai come si gioca quindi ho poco da dirti. Voglio una prefazione del tuo personaggio in cui fai emergere la personalità dello stesso, cosa pensa e per quale motivo ha intenzione di raggiungere Atene. Ovviamente dovrai descrivermi come raggiungi Atene da Itaca =P

. Come Clandestino: descrivi come ti intrufoli nella nave, come fai ad evitare le guardie o altro. In ogni caso concludi il post nella stiva della nave dove stai con altri 3 fuggiaschi che vogliono raggiungere Atene

. Come cliente: nel caso sia una famiglia benestante la tua ti imbarchi come un normale cliente. Ovviamente descrivi il tutto con attenzione, mi raccomando. Concludi il post sul ponte della nave con altre persone con te =)

. Riesci ad arruolarti per una qualsivoglia tipologia di nave diretta ad Atene. Ovviamente partirai come mozzo, descrivi il tutto e concludi il post quando sei in cabina con altri tuoi colleghi.

Ora che dire, buon post =)


imageFiero Founder.
3 Anni di Final



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Come l'immondo che ti mise al mondo
i pianeti salutano il sole
e tu sei tosto e sempre cresciuto
secondo la legge con cui sei apparso:
così devi essere, non puoi sfuggire a te stesso,
cosi hanno sentenziato le sibille e i profeti
e nessun tempo, nessun potere può mandare in pezzi
la forma che ti è stata impressa
e che vivendo si sviluppa.


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Ricordando un glorioso passato: Tiresia sempre nel Cuore.
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view post Posted on 4/12/2008, 20:39Quote
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Sacro Combattente.

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Un giorno qualunque, un giorno qualsiasi nella piccola dimora del giovane Orpheo. Era l'alba, ma la madre già da tempo era in piedi impegnata in ogni genere di faccenda ed Orpheo non fece altro che abbozzare un sorriso, di gioia ovviamente nel vedere la madre indaffarata, come ogni mattina d'altronde. Si era alzato lentamente e lentamente fece poi colazione, ma ormai la decisione nella notte era stata presa: egli doveva partire, lasciare Itaca dunque e raggiungere Atene, terra di uomini straordinari e dalla forza inimmaginabile, capaci coi loro miracoli di salvaguardare i propri cari. Un sentimento egoistico, ma chi non l'ha a questo mondo? Ancora però aveva affrontato il discorso con la madre, anche se in lei qualcosa era mutato quel giorno come se già sapesse ogni cosa. S'accarezzo il crine castano, mentre invece gli occhi brillavano d'un verde opaco quella mattina e rispecchiava la tristezza del suo animo nel dovere abbandonare la sua patria.

«Madre... madre ascoltami ti prego. Devo partire, devo andare per la mia strada: il mio destino è ormai segnato.»



Una lacrima sul suo volto nel dire cotali parole, mentre la madre iniziò a piangere già conscia della decisione del figlio su cui aveva vegliato e a cui aveva contribuito nella crescita. Non una parola, non un sospiro ma solo pianto stringendo a sè il proprio bambino ormai divenuto uomo, già sapendo dunque che ogni tentativo di farlo rinvenire sarebbe stato vano, inutile perchè in egli vi era la stessa testardaggine del padre ormai defunto. Gli porse un armatura in cuoio, la stessa del padre, da mettere a protezione del busto e gli porse la spada di suo padre come ricordo dello stesso. Un manto bianco e candido gli cinse sulle spalle per ripararlo dalle intemperie: pareva un principe tanto era bello.
Pianse, pianse anche il giovane ma ormai la decisione era presa ed il destino segnato dalla scomparsa prematura d'un padre severo, ma affettuoso al contempo.

Va figlio mio e diventa uomo!



Queste le ultime parole della madre ad un figlio prima della partenza per poi svanire nuovamente nella casa che forse non avrebbe mai più visto tornare l'infante. Orpheo dunque prese con sè anche la vecchia lira intagliata nel legno e la portò con sè nel suo viaggio accompagnandosi con struggenti melodie, le medesime che rappresentavano il suo animo. Il giovane era dunque sensibile, forse anche troppo ad ogni cosa, ad ogni minimo accadimento e non aveva paura di nasconderlo, anzi faceva di tale sentimento la propria forza.
Testardo e cocciuto come solo un mulo poteva essere manteneva ben saldi nella sua mente i propri pensieri e le proprie speranze conscio di poter assecondare ogni suo volere, ogni suo gesto. Per raggiungere Atene dunque si era deciso a prendere la via del mare, ma la sua famiglia non era ricca e dunque il viaggio non poteva permetterselo e decise dunque di imbarcarsi come mozzo, almeno l'avrebbe pagato col sudore della mano. Raggiunse il capitano di una nave mercantile e con fare gentile.

«Capitano, il nome mio è Orpheo e le voglio chiedere di portarmi ad Atene con la vostra nave: impegni impellenti m'attendono a destinazione.»



Il Capitano, un uomo sulla trentina, lo guardò con stupore in volto e subito gli chiese.

Ed io cosa ci guadagno nel farti salire a bordo?



Tipico di ogni mercante: trovare dunque un risvolto economico ad ogni azione ed Orpheo solerte, sapendo di non potersi pagare il viaggio con monete subito rispose.

«La pagherò col mio lavoro e gliel'assicuro, sarò lesto e mai mi riprenderà nel mio lavoro!»



Rimase ancora più stupito il capitano di tanto ardore giovanile e con un sorriso sul volto gli fece cenno di salire poichè al più presto l'ancora sarebbe stata levata e la destizione sarebbe stata Atene!

La nave era enorme agli occhi del ragazzo ed ebbe un attimo di tremore nel salire sulla stessa, quasi un sussulto poi nel vedere gli uomini che componevano l'equipaggio. Fece qualche respiro profondo prima di continuare a salire su quel piccolo ponte e passo dopo passo, in meno di un minuto si ritrovò a bordo. La lira venne imbracciata e subito una melodia venne suonata, struggente come dai suoi soli occhi permeava ed intanto pensava a quel giorno, quel giorno lontano in cui suo padre venne ucciso.

Se solo... se solo avessi avuto più forza, forse lui...



Pensava. Poi mentre con la mano pizzicava le corde del suo strumento egli s'avvio verso una cabina scortato dal Comandante ove altri come lui erano intenti ad ascoltare. Intanto la nave aveva iniziato a muoversi e dunque il viaggio era iniziato: Orpheo era triste, ma al contempo era felice, la sua avventura era ormai iniziata!


 
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view post Posted on 6/12/2008, 02:33Quote
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Ormai il primo passo verso la libertà era stato compiuto e questa era l'unica verità, forse l'unica cosa che interessava ad Orpheo. Si, probabilmente era solo questo, ma ben presto si sarebbe reso conto che non era il solo a cercare quel tipo di libertà ad anelare di poter possedere quel tipo di potere. Quando egli giunse nella cabina con altri ragazzi, uomini o vecchi nelle sue stesse condizioni non poté non notare come quel tipo di persone non erano omogenee. C'erano diversi posti liberi, ma nessuno di essi era singolo, sarebbe stato necessario stare vicino a qualcuno di loro, ma chi?

. Un uomo dal fisico statuario, occhi verdi ma scuro in volto
. Due bambini che giocavano sul letto
. Un uomo che pareva studiare delle strane pergamente
. Un vecchina che stava li, china su se stessa come se fosse priva di vita

Nel momento stesso in cui sei entrato nella cabina noti come c'è un certo brusio e indistintamente noti come essi stessero parlando proprio di Atene e di alcuni santi guerrieri dotati di una forza sovrumana, paladini della giustizia, ma purtroppo per te non comprendi bene chi era che stesse dicendo quelle cose, era come se ne parlassero tutti e nessuno. Una sensazione alquanto strana a dire il vero. Che fare? Dove sedersi? Forse da quella stupida, insignificante scelta sarebbe dipeso il tuo futuro. Chissà.


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la forma che ti è stata impressa
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view post Posted on 6/12/2008, 13:39Quote
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Sacro Combattente.

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Itaca, era già poco che la nave era salpata e un gran senso di vuoto attanagliava l'animo gentile di Orpheo ed una lacrima amara solcò il suo viso e prontamente la stessa venne asciugata, visto che ancora voleva mostrare i suoi sentimenti a persone che non conosceva. Che gusto amaro poteva avere la libertà: da un lato ti senti bene, felice ma dall'altro ci si sente maledettamente tristi e vuoti.
Entrato nella cabina comunque la musica continuava il suo corso struggente come prima e l'occhio di Orpheo venne posato sugli altri passeggeri che riempivano quella stanza e a dir la verità erano tutti appartenenti a generazioni differenti. Erano tutti seduti in postazioni non singole e il giovane si sarebbe dovuto sedere vicino ad uno dei cinque tizi ivi seduti.
Da un lato vi era un uomo dal fisico statuario: lo guardò in volto ed era scuro, una tenebra che stonava parecchio con quegli occhi verdi tanto simili a quelli di del giovane ragazzo. Poi in un altro posto vi erano due bambini intenti nella loro ingenuità fanciullesca a giocare su di un giaciglio, mentre ancora in un altra postazione vi è un uomo nè troppo vecchio e nè troppo giovane intento a studiare delle pergamene: sicuramente doveva trattarsi di un filosofo o di uno studioso. Strane erano le pergamene che egli stava visionando e in tutta sincerità la cosa non tangeva altamente il ragazzo. Infine una vecchina lasciata a se stessa si trovava su di un'altra postazione come se fosse priva di vita. Tristezza ancora portò ad Orpheo quella visione, ma subito l'attenzione gli venne catturata dai discorsi di quegli sconosciuti. In verità non riusciva a capire chi fosse a parlare: infatti era come se quelli stessero parlando insieme generando una tremenda confusione nella mente di Orpheo, ma riuscì per lo meno a capire di cosa stessero parlando.

Atene?! Santi dotati di forza sovrumana?! Che loro sappiano qualcosa che io non so?!



Dubbi atroci attanagliavano la sua mente nel sentire quei discorsi sulla cittadina ch'egli voleva raggiungere ad ogni costo. Dunque quei giovani e santi guerrieri avevano fama in tutta la Grecia e forse anche altrove visto il loro ruolo di paladini della giustizia ed Orpheo avrebbe voluto divenire come uno di loro. Voleva quel potere forse all'inizio per un semplice desiderio egoistico di difesa dei propri cari e dei propri affetti, ma in fin dei conti difendere la giustizia e l'umanità non significava proteggere anche i propri cari? In effetti vi si può dare risposta affermativa a tale quesito, ma ora non importa per quali motivazioni egli sarebbe voluto divenire un santo, poichè tale motivazione sarebbe riaffiorata in un secondo momento. Ora bisognava decidere se sedersi, oppure rimanere in piedi, ma affrontare un viaggio del genere in piedi sarebbe stato lesivo per il suo fisico e finchè il Capitano non avesse avuto bisogno dei suoi servigi egli si sarebbe accomodato, ma dove? Si guardò intorno ed intanto pensava a dove far riposare le sue membra.

Penso che mi siederò vicino alla signora, così se avesse bisogno di qualcosa potrei esserle d'aiuto.



Molti lo sapevano, altri non ancora, ma la natura di quel giovine era molto servizievole ed in procinto d'aiutare sempre il prossimo qualora la situazione gliel'avesse permesso. Indi lentamente s'avvicinò alla signora anziana e con gentilezza, prima di sedersi.

«Con permesso e mi scuso in anticipo per qualsivoglia disagio le possa arrecare la mia vicinanza.»




Si sedette dunque vicino alla signora e imbracciando dolcemente lo strumento prese a pizzicare ancor più lentamente le corde della lira come se avesse paura di rovinarla o sciuparla con tale movimento. Gli occhi vennero chiusi e la melodia che ne uscì fu soffice e leggera come solo una nuvola di quell'azzurro cielo poteva essere.


 
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La notte in quella cabina passò quasi con una lentezza incredibile. Il viaggio per Atene era lungo e difficile, pieno di imprevisti, eventi che potevano mettere a repentaglio la loro vita in qualsiasi momento. Inutile elencarli, loro ne erano consci, sapevano bene che pirati e mostri marini altro non erano che alcuni dei tanti pericoli che si potevano incontrare lungo il loro percorso. In verità essi lo sapevano bene, forse anche troppo. Al loro risveglio tutto pareva normale, almeno in apparenza. Appena alzatoti non puoi non notare come quella vecchina che stava nel giaciglio di fianco al tuo ha un'espressione alquanto strana ... viso pallido, occhi sbarrati. Di li a poco un poco di gente si accalca attorno a quella figura e lo studioso avvicinandosi alla stessa e prendendole il polso sentenzia

"Ormai non c'è niente da fare. Essa è morta"

Di li a poco la voce si sparge in tutta la nave e comprendi con chiarezza che il capitano stesso verrà in quel luogo per comprendere la situazione. Quale sarà la tua reazione? Come ti comporterai? Soprattutto come mai quella vecchina è morta? Proprio di fianco a te ...


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view post Posted on 7/12/2008, 13:17Quote
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La melodia che stava suonando lo cullò dolcemente e senza neanche accorgersene quasi i suoi occhi si chiusero lentamente sì da portarlo nel mondo ove Morfeo regna sovrano. Subito ogni cosa tacque e visioni di un passato non molto lontano si succedettero nella sua mente come se il dio che domina il Sonno quella notte volesse farlo intristire ulteriormente giocando coi suoi sentimenti. S'era addormentato come un bambino su di quella seggiola vicino al giaciglio dell'anziana signora e tutto tacque. Una vita intera gli passò nel sonno da quando era in fasce sino a quando intraprese quel fatidico viaggio che l'avrebbe portato ad Atene verso una meta ancora sconosciuta. L'aveva sentito che il viaggio per quella cittadina era lungo ed impervio, irto di pericoli d'ogni genere: dalla pirateria alle legende che gli uomini si tramandavano oralmente. Ma Orpheo non vi pensava in quel momento intento a recuperare inconsciamente preziose energie, ma il tutto avveniva con una lentezza infinita, quasi stesse rivivendo in quel sogno in prima persona ogni fatto accaduto nella sua vita.
D'un tratto però ogni cosa scomparve lasciando spazio ad una tenebra temporanea disturbata solamente dalla flebile e timida luce del sole. Aprì gli occhi lentamente e subito s'alzò in piedi stiracchiandosi parecchio per aver dormito così scomodamente.

Che dormita. Peccato per il posto, sono stato scomodissimo!



Si disse nella sua mente per poi posare l'occhio sull'anziana signora che di fatto aveva una espressione alquanto strana. Era pallida in volto e gli occhi sbarrati chiari segni di una morta avvenuta forse di li a poco o forse durante la notte, mentre tutti erano intenti a dormire profondamente. Si allontanò un poco spaventato da tale avvenimento, ma subito ogni passeggero che trovavasi in quel loco s'avvicinò alla figura e quello stesso studioso che la sera prima stava studiando con solerzia delle antiche pergamene le prese il polso e con aria saccente sentenziò la morte avvenuta. Quale disperazione per il giovane cantore che trovavasi di fianco ad ella nel momento della morte.

«Io... io non ho sentito nulla! Maledetto il sonno che mi prese d'improvviso!»



Disse ad alta voce ben sapendo che sarebbe stato egli stesso il primo ad essere sospettato di quella morte. Un passaparola generale in quella cabina che ben presto si sarebbe espanso per ogni singola cabina di quella nave mercantile e di li a poco avrebbe fatto caplino il Capitano per accertarsi dei fatti. Si fermò in quel luogo con la testa china non movendosi affatto, ma subito senza neanche pensarci, gli venne istintivo d'imbracciare la lira e sonare un requiem per la morte della vecchina.

«A lei la dedico affinchè quest'ultimo viaggio non lo faccia in solitudine: la mia musica vi scorterà fino all'Averno, per poi giungere nell'Elelisio.»



Queste furono le parole del giovane mentre la musica si propagava per ogni antro della nave. Quel suono dolcissimo avrebbe attestato dunque l'avvenuta morte di una persona che s'era ormai spenta.


 
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